FATHERSNAKE ON THE ROAD

Blog di corsa, ma non solo, di un runner per metà rocker e per metà podista.

domenica 10 marzo 2013

Recensione de "IL LATO POSITIVO"


Per non scrivere sempre di corse, e rendere invece questo blog più una sorta di diario a tutto tondo, ho deciso che ospiterò ogni tanto ogni tanto dei post di argomento diverso dal consueto, in base a ciò che solleticherà di volta in volta la mia voglia di scrivere, di raccontare e raccontarmi. Ad inaugurare questa svolta la recensione/opinione del film "Il lato positivo", visto sabato sera. Non ho la pretesa di trasformarmi in critico cinematografico da un giorno all'altro, quindi prendete questa breve recensione come un semplice tentativo, la cui efficacia di rivelerà nel tempo, di portare aria nuova nel blog.
...
Bradley Cooper, diventato famoso sopratutto per la serie "Una notte da leoni", dimostra di essere attore completo interpretando Patrick, un ragazzo affetto da disturbo bipolare notevolmente peggiorato dopo aver scoperto il tradimento della moglie Nikki. Otto mesi in un istituto psichiatrico gli insegnano, però, a vedere le cose da un diverso e più illuminato punto di vista. Uscito da esso, freme per rivederla, per mostrarle quanto sia cambiato, e per ricominciare una vita sotto il segno della positività. 

Alla fine è proprio l'ansia di un ritorno alla normalità a frenare la maturazione del protagonista. Incontra l'amore, ma non vuole riconoscerlo, preso com'è dalla precisa volontà di rimettere assieme i cocci del suo rapporto precedente e di cancellare quella parte di sè, incontrollabile, che odia.


A parte l'esser preda di esplosioni di rabbia ogniqualvolta senta la canzone del suo matrimonio, perché usata da moglie e amante come colonna sonora del loro incontro, Patrick non è altro che un ragazzo con una parte di sé, oscura, che non accetta e vuole cancellare il più in fretta possibile. Lungo questo percorso di redenzione il personaggio di Tiffany (interpretata superbamente da Jennifer Lawrence) innescherà un insieme di eventi che gli movimenteranno la vita.
Tratto dal libro di Matthew Quick, diretto da David O. Russell, il film stenta a decollare, alternando momenti drammatici ad altri che assumono i toni della commedia brillante, fino a virare deciso verso la commedia romantica ove, a parer mio, realizza tutto il suo potenziale fino a quel momento espresso solo in parte, con un adeguato happy ending.
Nel cast spicca, tra gli altri, la presenza di Robert de Niro, e di Chris Tucker. 

Un saluto!




martedì 19 febbraio 2013

La corsa più pazza del mondo!



Domenica scorsa, in Costa Azzurra, a Nizza ho partecipato ad corsa che è stato un misto tra evento sportivo e sfilata carnevalesca: la 10 miles du Carnaval (proprio perchè in concomitanza con i festeggiamenti del grandioso carnevale nizzardo). Correre lungo la Promenade des Anglais insieme a gatto Silvestro, Angus Young, l'Uomo Ragno, pupazzi, angeli e diavoli è un evento che rimarrà impresso a lungo nella mente. Ottimamente organizzata, facente parte del circuito Rock'n' Roll Marathon Series, di cui la maggior parte delle tappe si svolgono negli States, è anche un interessante connubio tra rock e sport, con diversi gruppi rock locali ad accompagnare gli sforzi degli atleti lungo tutto il percorso.
La mia gara è stata regolare, fluida. Partito con un passo medio di 4'30, l'ho aumentato in modo graduale, senza strappi, fino all'ultimo chilometro, corso a 4'05 e culminato nel plateale scatto finale visibile nel video, per un passo medio di 4'22. Di certo non mi sono mai annoiato, preso com'ero ad ammirare i vari costumi esibiti ed un pò compatendo chi, per amore dell'originalità, si era scelto dei costumi troppo scomodi per correre. Comunque, le immagini parlano da sole.
Un saluto!

giovedì 22 novembre 2012

Stagione in crescendo (1° Berg Trail)

Ce l'avevo in testa da un bel pò questo Berg Trail a Bergeggi (SV).
Nonostante la relativa vicinanza di altre gare nella stessa giornata, meno faticose e corte, qualcosa dentro me cospirava perchè vi partecipassi. Lo dico a ragion veduta, poichè tutte le difficoltà logistiche che ne pregiudicavano la scelta si erano magicamente appianate, senza che dovessi muovere un dito, il sabato prima. A quel punto era come se avessi ricevuto un invito dal destino.
Ed eccomi quindi, in una mattina di vento gelido e forte, accompagnato dalla mia metà Lia e mia madre, a fare la fila alle iscrizioni di quella che si preannunciava una prova tutt'altro che agevole.
Alcuni dati:


Distanza: 21.3 KM
Dislivello Positivo: 1077 mt
Quota minima: 110 mt
Quota massima:502 mt
Single Track 39%
Sterrati e carrabili 39%
Asfalto 2%
E' quasi ora di partire.



Stevie Kremer
In coda all'iscrizione.


Duecentrotrenta gli iscritti alla corsa, sponsorizzata dalla Salomon (presente uno stand che venderà parecchie paia di scarpe) che popolano una Bergeggi battuta da un insidioso vento freddo. Tra questi nomi di spicco della corsa in montagna come Stevie Kremer, "atleta dell’anno" nella categoria Trail Open Women, che solo quest'anno si è aggiudicata la Jungfrau Marathon, la Mount Evans Ascent (nuovo record femminile) la Golden Leaf Half Marathon ed il secondo posto alla Sierre-Zinal.
E' una ragazza del Colorado che in montagna corre forte quanto e più di un uomo (infatti arriverà quarta assoluta).
Per non essere impreparato alle insidie del percorso, ero arrivato al punto di scrivermi sulla mano in quale punto avrei incontrato le salite più infide, e quanto sarebbero durate in termini di lunghezza.

 Prima di partire, dalla piazzetta di Bergeggi, angusta ma abbastanza capiente da accogliere comodamente tutti i partenti, testo la condizione delle gambe effettuando alcuni scatti in salita e meravigliandomi per come le sento agili e scattanti. Lo start , accompagnato dalle prime note di "Eye of the Tiger" dei Survivor, ci porta a salire subito per due km circa in modo non esasperato, fino ad imboccare un single track che lambisce la dorsale di un monticello (200 mt circa di altitudine). Prima in piano, poi in leggera discesa.
Superare è difficile, ma, a balzi laterali ed a suon di "scusa", guadagno un pò di posti. Il panorama è davvero fantastico, ma il sentiero è talmente ripido e stretto in certi punti che preferisco stare ben attento a dove metto i piedi. La prima salita difficile, vera e propria erta è quella che conduce in cima al Monte Mao: un km di arrampicata su un sentiero che si fa largo tra bassi arbusti con il vento che sembra volerci strappare via dal suolo, per scaraventarci nel mare poco sotto.
Arrivo in cima (410 metri circa) con una discreta energìa, tale da farmi affrontare con buon impeto la successiva discesa, al termine della quale è posizionato il primo ristoro. Tuttavia, non mi serve nulla: a posto così, grazie. In tasca ho due barrette e nel salire ho già consumato una boccettina di integratore.
Definire "tecnica" la discesa successiva è riduttivo: più che correre si scende a balzi tentando di indovinare gli appoggi più saldi.  A causa del terreno franoso, la scivolata è sempre dietro l'angolo.
In cima al Monte Mao (foto da Ski- Alper)
Sono preda di buone sensazioni, con un serbatoio di energìa ancora poco intaccato. Fino a quel punto ho corso prudente, non disdegnando la camminata pur di non accumulare acido lattico difficilmente smaltibile. Terminata la discesa a rotto di collo, si riprende a salire lungo una strada bianca sterrata; dapprima in modo non esasperato, poi con una rampa spaccagambe. Sapere preventinamente, grazie allo schemino sulla mano, dove aspettarmi le salite più dure, rappresenta un vantaggio psicologico non da poco.
Poi falsopiano, poi la vetta (si fa per dire) del trail ad una altezza di 502 metri. Al secondo ristoro, dopo circa 16 km, decido di bere qualcosa, ma scopro con disappunto che non dispongono di bicchieri ma solo di bottigliette d'acqua. Ne bevo solo tre sorsi, dopodichè non so che farne: in mano m'impiccia e così la infilo in una tasca posteriore (indossavo una maglia smanicata da ciclista). Neanche a parlarne: i continui sobbalzi la fanno andare su e giù come una molla sulla schiena. Dopo alcune centinaia di metri e qualche altro sorso allora va a fare compagnìa ad un mucchietto preesistente nei pressi di una postazione della protezione civile.
Tutto sommato reggo abbastanza bene anche se i continui saliscendi  mettono le gambe a dura prova. Affrontare le rampe poco dopo aver terminato una discesa me le fa sentire di piombo e vado avanti solo grazie a spinte imperiose dei quadricipiti.
L'ultima salita ci porta in cima al monte Sant'Elena, da cui prendono il volo i parapendii. Occhieggio fuggevole l'ampio panorama a strapiombo e mi dico che una cosa simile non la farò mai.
Poi solo discesa, in certi tratti in mezzo ad una fitta boscaglia erbosa su un sentiero da cinghiali a malapena visibile. L'ultimo tratto a rotta di collo sugli scalini del paese lo affronto insieme ad un gruppetto di runner che braccavo da un pezzo, raggiunti poco prima dell'arrivo. Nella foga del momento sbagliamo la direzione da prendere imboccando la viuzza sbagliata. Ce ne accorgiamo e invertiamo velocemente la rotta. Grazie a questo errore mi avvantaggio di pochissimo e chiudo la gara dopo 2:25 di corsa, in 55esima posizione (188 gli arrivati su 230 partenti).
Organizzazione impeccabile, sentieri ben segnalati con banderuole fluorescenti, crocicchi e deviazioni  importanti presidiati. Piccolo appunto: a fronte della spesa di 22 euro di iscrizione e vista l'importanza dello sponsor il cui marchio campeggiava ovunque, un pacco gara, anche piccolo, simbolico, poteva anche starci. Anche se, ovviamente, questo non ha intaccato la bellezza della corsa in sè.
Sul Monte Mao
Un saluto a tutti!
                                               Sopra, il bel video di Filippo Canetta.

La classifica qui.






mercoledì 24 ottobre 2012

Fathersnake ed il trail (mini) felice.

Quest’anno podistico non cessa di stupirmi, regalandomi soddisfazioni inaspettate.
Per un impegno domenicale avevo deciso di anticipare sabato scorso la consueta gara di fine settimana e la scelta era ricaduta sul trail del lago d'Orta che dava la possibilità di misurarsi su diverse lunghezze: quattordici, ventidue e l’ULTRA 63 km.
Scartata la distanza lunga per una questione di sopravvivenza, chiuse le iscrizioni alla ventidue ben prima di aver potuto aderirvi, ecco che la 14 km, con partenza alle undici e iscrizione il mattino della gara era diventata una scelta obbligata.
Pogno
Giunto a Pogno, tranquillo paesino circondato da dolci e verdi colline faccio appena in tempo ad assistere alla partenza dei coraggiosi dell’ultra, un multicolore  e volitivo corteo che, dopo un breve tratto-passerella per le vie del paese, si lancia all'attacco del mostro multichilometri.
La giornata sembra fatta apposta per correre, con un sole sul quale nessuno avrebbe scommesso solo pochi giorni prima, visto che le previsioni metereologiche annunciavano tutt'altro.
M'iscrivo, e zompetto per tre km come riscaldamento.
Del percorso non so nulla: a volte l'ignoranza è preferibile.
Poco prima del via la massa fremente dei partecipanti, circa 150 persone è benedetta dal simpatico parroco locale, don Salvatore:
-Se vi capita qualcosa dopo questa benedizione non dite "ecco, è colpa della benedizione"; piuttosto "pensa se non mi avesse benedetto". -

Si parte subito in ascesa, ma salgo tranquillo, piuttosto agile. Al mio fianco Stefano, che rivedo dopo un bel pò di tempo, e la sua Mika, concentratissima. Dal quinto in poi l'ascesa diventa notevolmente più severa, e in certi tratti cammino, cerco di risparmiare forze e far sì che la frequenza dei battiti scenda un po’.
La Madonna del Sasso. Photo by Team 5Cascine Cislago
Dopo 5 km di ascesa, il santuario della Madonna del Sasso ci accoglie solenne e quasi abbacinante. Da lì il panorama sul lago d'Orta è bellissimo, ma la fatica vuole che gli rivolga solo uno sguardo distratto. Una breve sosta al ristoro, una manciata di biscotti messi in tasca e si risale. La pendenza è talmente severa che correre non è possibile. Salgo quindi camminando e sgranocchiando una galletta, reprimendo qualche imprecazione sul solito argomento "questa salita non finisce mai". Inutile illudersi che dopo il prossimo tornante, dopo la prossima erta la strada spiani è controproducente perchè quando non succede poi la delusione  è grande e la fatica raddoppia. Allora vivo il momento, concentrandomi su ogni singolo passo, come se non esistesse che un eterno presente. Questo non mi consola molto, ma certo mi regala più concentrazione. Qualche breve tratto in discesa mi permette poi di rifiatare, fino alla via degli scalpellini, il cui ultimo tratto è attrezzato con robusti corrimano in legno, preludio all’emozionante passaggio sui monti della Luna, una sorta di tonde e spoglie collinette ricoperte da sabbia bianca, da cui lo sguardo può spaziare a 360 gradi sul lago .
Monti della Luna. photo by Julia Baykova
 Oltre queste c'è ancora spazio per un' altra breve ascesa, e poi un bellissimo tratto semipianeggiante in cui mi ritrovo solo, a correre nel sottobosco. Non vedo più nessuno né davanti né dietro. E' il momento più toccante, in cui mi sono sentito davvero parte del TUTTO. Pensare che fino a poche ore prima stavo rockkeggiando in un affollato locale.
Poi, la bramata discesa: cinque km in picchiata fino a Pogno. Io amo le discese, ma qui ce n'era troppa pure per me, e tanto ripida da sentir male agli addominali nel tentativo di rallentare.
Infine l'arrivo, ancora con buona lena, e mia madre che mi applaude, incredula, informandomi che ero giunto 29esimo.
Davvero una sorpresa.
Una saluto a tutti.