FATHERSNAKE ON THE ROAD

Blog di corsa, ma non solo, di un runner per metà rocker e per metà podista.

mercoledì 28 marzo 2012

Wildfather

Ma sì, riproviamoci.
In questo periodo di medi lenti e lenti lentissimi, forse è meglio cercare barlumi di risveglio agonistico nei trail, anzichè sputar sangue in pianura cercando velocità che non c'è.
Sa un pò di fuga, evitare una mezza come quella di Rivarolo, a 40 minuti da casa, però non me la sento ancora di affrontare il mè stesso di un anno fa o due fa. Non con  i tempi che sto realizzando in allenamento.
Dunque sarà ancora trail domenica, a Sala Biellese. Gara vicina e, per una volta. mi sarà risparmiata una levataccia: niente concerti il giorno prima, evento raro di questi ultimi tempi.
Speriamo solo di non morire in gabbia.

Trailer a confronto: a sinistra il primo arrivato al trail della Piota vagante, Enzo Mersi.  A destra, il 60esimo.
Foto by Tiziana-http://www.gaglianico74.it/

martedì 20 marzo 2012

Il trail del Father vagante


Coerentemente con un’annata podistica che sarà assolutamente incoerente, poche ore dopo essere rientrato a casa dopo un concerto con i BLACK ICE tenuto a Recetto, nel novarese,
la plumbea mattina di domenica mi vede tra i partenti della seconda edizione del TRAIL DELLA PIOTA VAGANTE a Salussola, bucolico paesino ai confini tra canavese e biellese.
Promette pioggia e mi sento indeciso sul tipo di abbigliamento da indossare. Non so se temere più il freddo o il sudore. Alla fine opto per una casacca da biker che mi lascia scoperte le braccia, soliti pantaloncini aderenti al ginocchio e soprattutto una bandana che fa molto trailer di lungo corso. L’abbigliamento scelto otterrà di farmi sudare e nello stesso tempo sentire freddo sulle braccia e gambe. Ai piedi le nuove Nike Pegasus 28 che avrò occasione di inaugurare in gara.
Mi aspettano 19 km di corsa in mezzo ai boschi, con salite che spero non TROPPO salite, fango che spero non PANTANO, e tutti gli annessi e connessi di un trail. Radunati i partenti su un verde prato umido, uno degli organizzatori ci rende edotti sulle caratteristiche del tracciato. Capto brandelli di conversazione: salita delle bestemmieagonìa…. attenzione ai rami sui sentieri…
Ci mette in guardia soprattutto dal non calpestare le piote vaganti, mitologiche fate a forma di zolla d’erba che le schiacci per sbaglio si incazzano e non ti fanno più ritrovare la strada di casa.
Poco dopo il via, sotto una leggera pioggerella, il trail fa subito sul serio, con una bella salita che raffredda gli ardori agonistici, qualora se ne nutrissero. Io ho intenzione di starmene tranquillo affrontando le asperità nel modo più agevole possibile. Impresa vana, perché anche camminando, cosa che farò più volte, queste esigeranno un gran tributo di energia. Perdo terreno, ma non troppo, e quello che perdo lo recupero in discesa, con solite planate a rotta di collo. La salita delle bestemmie due riesce nel compito non facile di farmi ricordare la fatica della Stralivigno e in quel momento mi chiedo se mi sarei comunque iscritto, se avessi conosciuto il tracciato. Perché ci casco sempre: realizzo quanto sia duro un trail solo mentre lo sto già correndo. Non che ne abbia percorsi tanti perchè in fondo questo è solo il terzo e probabilmente agli occhi e alle gambe dei camosci umani più esperti non sarà sembrato neppure così duro.
Il percorso però è molto nervoso e sconnesso e le pietre viscide in discesa rappresentano una vera insidia.
Ai 9 km, dopo i km più impegnativi della gara, mi trovo a invidiare quelli che, terminato il minigiro non competitivo, hanno finito di soffrire.
Quelli dei 19 km invece, transitando nei pressi della zona partenza, s’inerpicano per uno stretto sentiero in salita. Io fra questi, e rimasto provvisoriamente solo lascio che un’atleta dell’atletica 3V di Cittiglio (Varese) mi superi in modo da modulare il mio passo sul suo; non amo essere braccato da vicino. Durante una salita su asfalto, che stranamente trovo più dura di quelle su sterrato, ci affianca e supera un atleta dell’Atl Cumiana Stilcar.
Ho dei dubbi sulla mia tenuta, sento le gambe legnose. Per un attimo penso di fermarmi e tornare indietro, ma è l’effimero desiderio di un momento. In cima all’ultima salita ci aspetta nebbia. La pioggia invece ci grazia,a parte qualche timida comparsa, se ne sta buona in attesa. Dal 13 km in poi, dopo una lunga discesa che ci porta a Zimone, un benedetto tratto in piano mi permette di rifiatare e finalmente le gambe si risvegliano, tanto che prendo il largo, abbandonando i miei compagni d’avventura e avvicinandomi ad altri podisti che prima scorgevo solo in lontananza. Il ritmo adottato mi piace, ci sto bello comodo, sono finalmente padrone della mia corsa. E’ il momento in cui mi sono divertito di più.
Durante un’ennesima discesa il piede destro scivola su una pietra e poggia male. La successiva assenza di dolore correndo mi dice però che la semi-storta non si rende concreto in nulla di pericoloso.
A un bivio, dopo aver superato un tizio che camminava lungo il mio stesso sentiero, rimango interdetto sulla direzione da prendere: destra o sinistra? Mi giro e glielo chiedo, pensando faccia parte dell’organizzazione ma non lo è, ma comunque mi fa notare che la svolta verso destra era attraversata perpendicolarmente da un nastro bianco e rosso posto in terra.
Ok, sinistra.
Quest’ultima parte di gara mi vede finalmente attivo, come un pugile che finalmente reagisce ai colpi dopo essere stato messo lungamente alle corde. Peccato che siamo quasi alla fine della gara. Si ripassa dalla zona partenza e mi dico dai che è finita. Figurati.
 Ancora un chilometro e 500, fa un signore anziano messo a guardia di una svolta. Con mio sommo sconforto si torna a salire, seppure per un breve tratto.
Altri, nervosi cambi di ritmo che però reggo meglio. In quel mentre sento un “non mollare” alle mie spalle, poi, ancora più vicino NON MOLLARE. 
Mi supera un tizio che riconosco per
MARCO OLMO!
No. Gli assomiglia soltanto.
Ad ogni modo ha un buon passo e mi accodo, e come me fa una runner raggiunta poco prima.
Attraversiamo un’ampia radura erbosa: che fatica correre sull’erba dopo tutti quei chilometri!
E' finita,stavolta davvero, perché una ripida discesina ci fa piombare a cinquecento metri dallo striscione dell’arrivo.
Naturalmente lo sprint lo vince Marco Olmo, che alla fine, sportivamente, mi offre una stretta di mano: Complimenti.

Piota Vagante
I freddi numeri: 60esimo su 113 partenti.
Mi aspettavo meglio.Pazienza. Fortuna che la stagione è ancora lunga.

lunedì 27 febbraio 2012

Il connubio

Dopo un concerto sold out con i Black Ice (al Maglio sarebbe stato difficile anche farsi largo per raggiungere i bagni, per la calca) e poche, travagliate ore di sonno, guastate dagli insistenti migolii del gatto di Lia, incurante del fatto che alle tre e trenta del mattino c’è chi preferirebbe dormire, anziché relazionarsi con un felino, la mattina dopo mi presento sul campo di battaglia podistico dopo un digiuno agonistico di mesi. Dopo una mezz’oretta circa sto già corricchiando, per scaldarmi e scuotermi di dosso gli ultimi brandelli di sonno, nel fresco del Parco Ruffini di Torino, teatro di due competizioni: la 10k, cui parteciperò, e il successivo campionato nazionaleAssoluti e Master UISP di maratona. Il fresco diventa presto piacevole tepore mentre, sempre corricchiando, attendo che la trasformazione bassista-runner sia completa. Lo sarà parzialmente, come al solito: In testa continuano a rincorrersi ossessivamente, a mo di mantra, i riff degli ACDC suonati fino a poche ore prima e continueranno per un po’ anche dopo il via.
Siamo in quattrocento e la mia primaria preoccupazione è di evitare di rimanere imbottigliato subito dopo lo sparo in attesa che il gruppone si sciolga in fila. Non conoscevo il Parco Ruffini, all’interno del quale si svolge la competizione; se sì, avrei saputo che i suoi cui larghi viali asfaltati evitano da subito tal eventualità.
Ignaro del ritmo cui affidarmi per correre i cinque giri previsti (troppo è passato dall’ultima gara e mi è pure ignoto lo stato di forma) mi affido ad un passo di 4’20, però mi accorgo ben presto di fare fatica a mantenerlo, sono costantemente su di giri e dopo 4 km la mia frequenza cardiaca si avvicina parecchio alla soglia massima.
Prepariamoci al tracollo.
Da quel momento cerco di evitare di posare lo sguardo sull’indicazione del passo medio riportata dal garmin. I chilometri sembrano interminabili, nonostante si tratti solo di una 10k, e a ogni giro vagheggio di essere all’ultimo.
Come spesso mi accade quando non sono più in grado di reagire agli eventi della gara il mio fisico adotta la modalità pilota automatico impostando un ritmo regolare, in grado di portarmi fino all’arrivo senza un eccessivo spreco di energie. A quello ormai mi affido e nonostante dal sesto km in poi il passo medio s’impenni decisamente verso l’alto riesco a contenere (secondo le mie possibilità) il progressivo rallentamento portando a casa un 4'26 quando a sensazione mi sarei aspettato un 4’40.
L’anno podistico è iniziato.


lunedì 2 gennaio 2012

Vita da rockstar

Ricorderò questo gennaio come il mese più musicale della mia vita. Mentre il progetto Scorpions stenta a decollare, ho accettato di occupare il posto di bassista, temporaneamente vacante,  nel gruppo BLACK ICE, una cover band AC/DC. Dal numero di concerti che mi aspetta, e che riporterò in calce a questo post, ci si rende conto di quanto la band australiana sia amata in Italia. Il repertorio non presenta alcuna difficoltà dal punto di vista tecnico, ma come accade per tutti pezzi all'apparenza semplici, l'attenzione va focalizzata  nel riprodurre lo stesso feeling.
Penso ad una semplice sostituzione in quanto sono talmente tante le date che riescono ad ottenere da nutrire il timore, fra l'altro, di non riuscire più a preparare le gare come vorrei.
Per ora mi godo il momento, ed il tour. E chissà che non incontri qualcuno di voi in qualche locale? Mi farebbe piacere.

- 6 Gennaio - La Brigata del Birraio - Rosta ( TO )     CON I BLACK ICE
- 14 Gennaio 2012 @ Revolver Pub - Cossato ( BI ) con gli Unbreakable (Cover Scorpions)
- 11 Gennaio - The Guinness Pub - Villadossola ( VB ) 
 CON I BLACK ICE 
- 20 Gennaio - Pink Devil Pub - Barengo ( NO )  
 CON I BLACK ICE 
- 27 Gennaio - Dulcamara Club - Mondovì ( CN )  
 CON I BLACK ICE 
- 28 Gennaio - Black Lion Pub - Miagliano ( BI )   CON I BLACK ICE



martedì 20 dicembre 2011

Và dove ti porta il cuore... podistico.


Ho iniziato a correre, non molto tempo fa, prediligendo le corse fino a 10 km e disdegnando, quando non temendo, tutte quelle da distanza superiori. Poi, dopo avere assaggiato le mezze, mi sono innamorato di quella distanza ed ora disdegno tutte le distanze inferiori ai 10 km. Non ho mai amato lo sterrato, prediligendo sotto le mie suole strade belle dritte e regolari e considerando erba e terra e sassi solo un impedimento al correre veloce e fluido. Ora, dopo una settimana di stop completo autoimpostomi per tirare un pò il fiato, fare il punto della situazione e scegliere il tipo di avventura in cui cimentarmi nel 2012 mi scopro amante dei trail e delle corse nella natura. Sono imprevedibile persino a me stesso.

Inaugurerò questo nuovo corso con la INVERNAL 20/10K di Carpignano Sesia. Percorso facile, ideale per un esordio, sebbene le asperità di un trail, pur mini, le avessi già saggiate a Valduggia e nel 5° Tour della Bessa.
Ci sta quest'anno, un allenamento un pò più specifico per le salite. Sterrato e salite sono ingredienti basillari di quasi tutte le gare del campionato podistico canavesano e non sarebbe male guardare ad ogni aumento di pendenza con occhio di sfida, anzichè con quello di un condannato al patibolo.
Tra i motivi che mi facevano temere i percorsi nervosi c'erano i timori per la tenuta della schiena. Ora, grazie all'ozonoterapia, ad un buon materasso, a pochi esercizi mattutini ed una costante attenzione alla postura, l'ernia se ne sta buona buona. Mi avevano sconsigliato di correre, ma i segnali che il mio corpo mi mandava quando correvo dicevano invece corri per stare meglio.
Per ora, ha ragione lui.
Nuovo acquisto.