FATHERSNAKE ON THE ROAD

Blog di corsa, ma non solo, di un runner per metà rocker e per metà podista.

mercoledì 31 marzo 2010

Sondaggio per podisti


Ciao, bloggerpodisti!
Ho bisogno della vostra esperienza. Avete mai partecipato a due gare consecutive? E se sì come vi sentivate nella seconda?
Ve lo chiedo perchè, in piena bulimia da gare, stavo pensando di correre domenica 4 aprile a Carpeneto (9.5 chilometri) ed il giorno dopo a Quincinetto, una collinare da 8.5 chilometri. Gara cui tengo di più. Ed alla fine di quest'ultima vorrei essere ancora in grado di riconoscere i miei parenti.
Insomma, non vorrei trascinarmi stancamente fino al termine ma conservare una certa freschezza atletica.

Grazie!

father

martedì 30 marzo 2010

Virtual father



Nella foto, i massacranti allenamenti cui mi sto sottoponendo in vista della Straquincinetto di lunedì 5 aprile.
p.s ho superato più volte anche il cagnolino.

lunedì 29 marzo 2010

Great Balls of None

Rock e podismo non hanno molti punti in comune, ma quando eventi delle due diverse categorie sono così ravvicinati da renderne labili i confini, la mente corre quando ancora si suona e, una volta in gara, è presente nelle orecchie l'eco delle note del concerto della notte prima. E' andata così ieri, quando sono state poche le ore che hanno separato un concerto tenuto ad Arè (vedi estratto video)dal memorial Stefano Ferraris di None. Causa una serie di fattori tra cui inizio tardivo, richieste di bis, cambio dell'ora, l'evento musicale va ben oltre la consueta durata e mi ritrovo a letto (il tanto desiderato riposo) solo alle soglie dell'alba. Ma tutto questo in fondo è molto rock'n roll. Parcheggio a None in una posizione sbilenca che è un invito al tamponamento, a bordo due massicce casse dell'impianto voce che non avevo avuto nè la voglia nè la forza di scaricare (come dire: provate a fregare queste ed allontanarvi indisturbati, se riuscite). Mi dirigo verso le iscrizioni dove chiedo di aderire alla gara agonistica, ma dopo una breve e infruttuosa ricerca in un portatile non trovano l' "Happy runner club" in elenco. Faccio presente che è di Milano e mi rispondono che allora non posso partecipare alla agonistica perchè squadra di altra regione. Va beh, sai che differenza... Per adesso agonistica o non agonistica per me uguale è.

Parto da dietro, come solito (preferisco superare, che essere superato) ma dopo lo sparo mi ritrovo imbottigliato e rallentato. Sembra di essere sulla A14 adriatica durante l'esodo estivo. Inizio il consueto slalom che mi riesce però più difficoltoso del previsto, anche perchè dopo un chilometro circa la strada si restringe e si trasforma in uno sterrato. Dopo un pò slalomizzo meglio, ma mi accorgo che la mia media non si schioda (e non si schioderà più) dai 4.33 al minuto. Dovrei rischiare e cercare di accellerare? E se cedo e rallento e quelli superati prima mi raggiungono? Ah ah..pensa che risate. Guardo avanti. Preferisco non forzare, tenere una media che so di poter sostenere fino alla fine. Tutto questo è molto zen. Ogni tanto guardo con serena invidia alla lunga teoria di persone che mi precede, sopratutto a qui puntini colorati che ne rappresentano l'inizio. Ecco, è lì dove mi piacerebbe stare e lavorerò per questo.

Alla fine verrò incolonnato -ritireranno il mio cartellino- penso- e invece manco mi degnano di uno sguardo..la colonna serve a prendere i numeri degli agonisti. Mi fanno scorrere avanti: il mio cartellino non se lo fila nessuno. Durante il ristoro (ne ho conosciuti di migliori) incontro con piacere finalmente il mitico STOPPRE di cui tanto avevo letto finora e la mitica COSTANZA.

Commento finale: gara che rappresenta in modo più o meno fedele il mio stato di forma attuale. Forse su asfalto avrei potuto realizzare qualche secondo in meno, ma sarebbe da stupidi recriminare. Una tappa nel mio viaggio verso i mitici 4 al chilometro.

Un saluto a tutti i blogpodisti. Siete una bellissima famiglia.








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venerdì 26 marzo 2010

Questo weekend accoppiata mica male: sabato sera concerto al "Viandante" di Arè ed il giorno dopo, quando l'eco delle note rock non si sarà ancora spento, corsa a None (Memorial Stefano Ferraris)
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Diciamo che concludo la settimana facendo due delle cose che amo di più nella vita, a parte suonare i campanelli delle case e poi scappare via a razzo.

martedì 23 marzo 2010

Il richiamo dell'aiuola


Ho dimenticato di commemorare, con un doveroso minuto di raccoglimento davanti alle stampelle, ora riposte nel buio di un armadio, la frattura al malleolo di un anno fa.
Fu un evento tragicomico che portò con sè uno stop completo di un mese, con gesso incorporato, e un altro mese e più di zoppichìo. E naturalmente dovetti ricominciare daccapo gli allenamenti.
Fu la tentazione di un gelato a fregarmi: terminato l'allenamento con alcuni giri attorno al Lago Sirio, tornando a casa in auto me ne venne improvvisamente voglia. Ero già quasi a Borgofranco e la gelateria stava a Montalto, che avevo appena superato. Faccio inversione, parcheggio ed attraverso la statale. Entro in gelateria e mi dicono che per i gelati avrei dovuto aspettare almeno dopo pasqua. E va beh.
Riattraverso la strada e preso dal buon stato di forma prima di rientrare in auto perdo improvvisamente slancio per saltare una bassa aiuola. Ma il salto è più basso del previsto ed il piede si aggancia ad un filo di ferro che corre lungo la stessa. E' un mezzo inciampo che non mi fa cadere del tutto, ma poggiare a terra il piede destro con angolo innaturale. Sento una fitta lancinante. Saltello per il male e nello stesso tempo spero di non essere stato visto dai clienti della gelateria. Anche nel dolore mi interessa mantenere un certo contegno :-)
Risalgo in auto ed arrivo a casa a stento: ogni qualvolta premo l'acceleratore è come se immergessi il piede nella lava fusa. A casa, che fortunatamente dista da lì solo due chilometri, scoprirò che nella caviglia destra mi è cresciuto un piccolo melone.
Ci passo spesso davanti a quella aiuola.
A volte mi viene la tentazione di rifare quel salto, per vedere se questa volta ce la faccio.
Mi sembra di sentire l'aiuola che chiama come le sirene di Ulisse: "saltaaa...saltaaa".

sabato 20 marzo 2010

Rallentate 4X2000

Ecco: se l'obbiettivo fosse stato veramente quello del titolo, avrei azzeccato in pieno l'allenamento.
Invece, complice il pesante lungo del giorno prima, il raffreddore, l'anticiclone delle Azzorre e probabilmente la pesante crisi statale greca, ho annaspato impietosamente sempre di più per ogni ripetuta fino a concludere l'ultima in 5' al chilometro. Sono sicuro che se l'allenamento si fosse protratto per...diciamo altre quattro ripetute avrei concluso l'ultima strisciando sulle ginocchia diretto verso il più vicino pronto soccorso.
father

venerdì 19 marzo 2010

Lungo attorno al lago Nero.



Ieri giorno di riposo dal lavoro e, come spesso accade, ne ho approfittato per un bel lungo.Dopo un chilometro circa ho lasciato il paese per imboccare un sentiero tra i boschi che da lì a poco mi avrebbe portato a Montalto. Da lì è cominciata la salita che sapevo piuttosto ardua fino al lago Nero; specchio d'acqua morenico incassato tra le colline e dall'aspetto poco raccomandabile.In passato frequentato dai borgofranchesi come alternativa "povera" al ben più famoso lago Sirio di Ivrea, ne venne poi interdetta la balneazione, forse per la pericolosità delle sue acque, così scure da darne il nome. Diversi gli annegati nel corso degli anni. Percorrendo un sentiero che lo costeggia si incontra la lapide di una sfortunata bambina rapita dalle acque e vi assicuro che la prima volta che me ne imbattei (era autunno e la vidi emergere dalla bruma sempre più distintamente man mano che mi avvicinavo)non potei non provare un leggero brivido, fomentato in parte anche dalla presenza, silente e celata dagli alberi ma palpabile, del vicinissimo lago.
Ma non sarei passato di là questa volta.
Tra le vigne di Montalto, la salita mi obbligava a saltellare sulle punte, più che correre. Passato sotto l'ombra del castello di Montalto affrontavo una breve discesa (purtroppo corta) e su, di nuovo a salire tra i boschi (mi sono sentito un Marco Olmo,con rispetto parlando). Al culmine della salita mi ritrovo a Bienca, che sta SOPRA il lago Nero. Scoprirò poi di aver percorso un perimetro attorno al lago in questione (vedi percorso da Google earth), così ampio da non poterlo neppure scorgere.
Da Bienca discesa lunga asfaltata verso Borgofranco, e poi gli ultimi soddisfatti chilometri del totale di 14.37 ad un passo di 5.35

giovedì 18 marzo 2010

Si riprende?

Il dopo-Trofeo Sempione ha portato con sè una gastroenterite che stranamente ha colpito, in maniera più o meno blanda, tutti i membri della missione lombarda.Tant'è che si era anche pensato a qualche cibo avariato; ipotesi scartata perchè, in sostanza, avevamo tutti mangiato cibi diversi. Dopo tre giorni di stop forzato,oggi riprendo con un bel fartlek, sperando che le gambe abbiano ripreso le loro condizioni di forma.Questo fine settimana non si corre, per impegni di lavoro. La prox sarà invece il XXVII Memorial Stefano Ferraris, a None.

mercoledì 17 marzo 2010

Passi di bimbo al Trofeo Sempione


Correre nel centro di Milano: l'obiettivo si è concretizzato partecipando alla 22° edizione del Trofeo Sempione, gara svoltasi per gran parte nel parco omonimo e, per due giri,tra cui quello finale, anche all'interno dell'arena da esso ospitata.
Avevo scelto di soggiornare a Milano già dal giorno precedente, così da evitare levatacce. L'hotel scelto, il Ritter,era il più vicino che potessi trovare. Con me il solito clan composto da mamma, morosa,ed uno dei suoi due figli: Marco.
Dopo una sostanziosa colazione, la mattina della domenica ci muoviamo a piedi verso l'arena: le sensazioni sono buone e mi aspetto di migliorare i 4.31 al chilometro della Tuttadritta. il ritrovo è dentro l'arena, che ci offre un colpo d'occhio stupendo.Numerosi gli stand, tra cui quello della rivista RUNNER, tra gli sponsor della manifestazione. Io che non ho mai visto una pista di atletica mi sento importante solo per il fatto che avrò occasione di calpestarne il suolo in gara.
Alla partenza quasi 1500 podisti: io mi piazzo nel primo terzo dei partenti. Lo speaker più volte raccomanda particolare attenzione alle panchine ed altre "insidie" del tracciato: in effetti il sentiero di gara non è particolarmente largo. Già appena dopo la partenza si è imbottigliati nel varco tra due cancelli, che obbliga quasi a camminare. Comunque, mi terrò nel mezzo per tutta la gara, tenendo gli occhi bene aperti.Gara veloce. Partendo tra i primi non ho il beneficio psicologico del superare altri podisti più lenti, tanto che dopo alcuni chilometri le posizioni più o meno si stabilizzano. Al primo passaggio all'interno dell'arena mia madre mi urla "Vai che sei 500esimo!" che ancor ora non ho capito se si trattasse di un dileggio o di uno strano incoraggiamento. Sapere di avere 1000 persone dietro comunque non mi solleva lo spirito.In quel momento mi preoccupano sopratutto tutte quelle davanti.Quando mancano circa quattro giri realizzo di avere la scarpa sinistra slacciata. Un podista a fianco me lo fa notare ma me n'ero già accorto da tempo. In verità speravo quasi di poter concludere la gara senza dovermi fermare, ma il rischio di perderla è troppo grande. Così mi fermo. Ci metto veramente poco ma ripartire e ritrovare il ritmo è dura. Tant'è che non lo ritroverò più e faticherò tutta la restante parte della gara.
Tirando le somme, avevo ingenuamente creduto il Trofeo Sempione una gara veloce, solo perchè in pianura. Ma le varie curve,i passaggi obbligati e stretti ne fanno invece un percorso molto tecnico.
Mi porto a casa comunque un lieve miglioramento: 4.28 al chilometro, con gli ultimi 5 chilometri a 4.10!

Father

domenica 7 marzo 2010

4° StraAVIS ad Arconate


Nevicava debolmente, quando sbirciai dalla finestra. Ma ero quasi certo questo non avrebbe potuto rappresentare granchè pericolo lungo il tragitto stradale da Borgofranco ad Arconate. Più che altro,invece, mi figuravo invece 12 chilometri di corsa nel pantano;sapevo infatti, avendolo letto in vari blog, che di asfalto le mie scarpe ne avrebbero visto ben poco.
Arconate accoglieva me a la mia direttrice sportiva (mia madre) con un freddo che sapeva di gennaio, più che di inizio primavera, ma senza l'ombra di un fiocco di neve: nè in cielo nè in terra. Il paese era letteralmente invaso da podisti di tutti i tipi e le età. Anche tanti bambini, più che in altre corse cui avevo partecipato.
C'è la classica atmosfera gioiosa di tutte le altre gare cui ho già partecipato.Come di un anticipo di festa.
Dopo un leggero stretching mi unisco al plotone pronto per lo start. Attimi di indecisione all'inizio: un ragazzo dell'organizzazione con il megafono sta cercando di convincere i podisti schierati già lungo la via che la partenza sarà data davanti al piazzale delle iscrizioni. A questo punto mi stacco dal serpentone umano, torno un pò indietro e nel mentre si sente uno sparo: "Chi ha sparato?" fa il ragazzo col megafono e la gara parte. Così mi trovo in coda. Inizio comunque senza sforzare: so che ci sarà il tempo di recuperare.Dopo un primo chilometro di asfalto la gara si tuffa nei campi: ma me lo aspettavo.Primi due chilometri a 4'37 con qualche gimkana tra podisti e sopratutto pozzanghere: il terreno è allentato, ma si riesce a correre abbastanza agevolmente, a parte un primo tratto in cui la maggior parte dei podisti (tra cui io) abbandona il sentiero, completamente infangato, preferendo un campo adiacente. Sembra sia seminato a grano, con qualche virgulto che già fa capolino.Penso al proprietario del campo, il giorno dopo..
Dopo il bivio che divide la gara dei 5 chilometri da quella dei 12 correre diventa più agevole. C'è meno gente ed è più facile trovare le traiettorie "schivafango".Si passa anche all'interno di un boschetto. Suggestivo!
Le mie gambe rispondono bene: mi tengo sempre su una velocità di crociera che veleggia tra su e giù dei 4.30 al minuto. Non sforzo troppo: non mi conosco ancora bene e tempo crolli non recuperabili :-)
Ultimi due chilometri: asfalto! Aumento l'andatura: 4.22
Qui un pò di sforzo in più ce lo metto; cerco di rosicchiare qualche secondo.
Alla fine termino con un tempo al chilometro di 4.31.
Lo stesso della scorsa TUTTADRITTA. Ma qui c'era fango e due chilometri in più.
Complimenti a tutti quelli che ho incontrato lungo la via e sopratutto a quelli che non ho mai visto se non sotto forma di puntini colorati all'orizzonte!!
Father

p.s un Ringraziamento a CorsAmica per la foto!