Ieri, con sottobraccio la risonanza della mia schiena malandata, sono stato in una clinica. Intendevo informarmi su modi, tempi e costi della ozonoterapia di cui avevo letto un gran bene su internet, oltre che per "sentito dire" da chi l'aveva provata.
Sapevo che la corsa non è considerata una attività indicata per chi soffre di mal di schiena ed infatti mi è stato confermato, anche se c'è da dire che è proprio correndo che sto meglio.
Alla fine, uffah, ti consigliano sempre il nuoto, che per uno che non sa nuotare non è il massimo.
Il medico chirurgo mi conferma, come già sapevo, l'assoluta mancanza di controindicazioni, e mi informa dell'efficacia nel 90% dei casi. La miscela di ozono ed ossigeno disinfiamma il nervo dolente ed inoltre, per la sua capacità di disidratare, riduce le dimensioni dell'ernia.
-Vuole iniziare?-
-Ora?-
Prendo tempo. Gli dico che ci penso e che ritornerò. Ma cambio idea subito dopo: diavolo, sono stanco di aspettare.
-Va bene, possiamo iniziare anche subito.-
. Il chirurgo esce dallo studio e ricompare con una siringa. Mi fa rimanere a torso nudo, e mentre sono seduto su un lettino inizia a punturarmi, lungo tutta la schiena, a cominciare da sotto le orecchie. Sono iniezioni parallele, a coppie. Poi scende alle scapole. Poi scende ancora. Perdo il conto delle punture. Alla fine mi fa sdraiare prono ed esce a cambiare siringa: deve farmi quattro ultime punture, paravertebrali, a fianco del tratto interessato dalla protrusione discale. In quel punto sento un pò di male, ma niente di troppo doloroso. L'effetto, una volta estratto l'ago, è quello di una pressione decisa, come se qualcuno premesse un pugno propriò lì. Mentre sono sdraiato, una infermiera mi legge una informativa, che poi dovrò firmare, enunciando che nessuno mi ha obbligato, che sono conscio del tipo di trattamento etc etc..
Dopo alcuni minuti mi invita a rialzarmi.
La terapia andrà ripetuta per almeno 12-14 sedute, a seconda della risposta del corpo al trattamento. Due volte a settimana inizialmente, e poi ad intervalli sempre più distanti nel tempo.
Vi dirò che, dopo la seduta di ieri, sto già un pò meglio. Che succederà dopo la 14esima seduta? Diventerò un campione di limbo? Troverò un lavoro come contorsionista al circo Togni?
Poi, vogliamo mettere? L'alta concentrazione di ossigeno ed azoto, gas molto volatili, nel mio corpo, mi renderanno leggerissimo: pochi balzi e sarò al traguardo. Due balzi per le mezze, quattro per la maratona. Supererò i keniani saltandoli....
titolo
FATHERSNAKE ON THE ROAD
Blog di corsa, ma non solo, di un runner per metà rocker e per metà podista.
sabato 2 ottobre 2010
mercoledì 29 settembre 2010
Allenamenti metropolitani
Vivete in una città piena di ostacoli e barriere architettoniche e senza spazi per correre? Niente paura: ci sono delle alternative alla portata di ehm....QUASI tutti.
p.s Il ragazzo dell'ultimo salto è rimasto appeso 5 giorni. E' poi venuto Bertolaso in persona a salvarlo.
p.s Il ragazzo dell'ultimo salto è rimasto appeso 5 giorni. E' poi venuto Bertolaso in persona a salvarlo.
lunedì 27 settembre 2010
domenica 26 settembre 2010
Fathersnake contro Gervasoni (STRALUGANO 2010)
Oggi, domenica 26 settembre, splendida giornata di sole a Lugano. Non una nuvola in cielo e clima di allegria e piacevole animazione per la Stralugano.
Con me il clan: Marco e Davide, che quando sono passato da casa loro a prenderli li ho già trovati a litigare e continueranno a litigare, con qualche pausa per respirare, fino a quando non li riporterò a casa, la morosa Lia e la mamma. In codesto clima di armonia e pace sono pronto ad affrontare la 10 chilometri "city"
La Trentachilometri è appena partita e noi partecipanti alla più modesta «10k» ci sistemiamo ognuno nel proprio scaglione, a seconda dei tempi dichiarati in sede di iscrizione. Cerco il mio e lo trovo in testa alla colonna dei partecipanti. Per un attimo mi viene il dubbio di aver sbagliato a dichiarare la mia velocità. Poi realizzo che ogni scaglione comprende un insieme di runner piuttosto corposo. Ci sono quelli dei 3.30 al chilometro ma pure quelli dei 4.20 come me.
Che bella la partenza, in questa cornice festosa!
Cerco di rallentare, per poi crescere in progressione, ma è più forte di me. Come un fuscello in un fiume in piena, fluisco con la corrente. Il primo chilometro a 4.06 manco lo sento: ma è opera dell'adrenalina e dalla pura gioia di correre. Figuriamoci in una gara internazionale con pubblico numeroso che ti incita, maxischermo a lato della strada, speaker. Poi, però, bisogna fare i conti con la realtà di tempi che non sono ancora miei; però combatto con i denti per tenere bassa la media al chilometro. E quando il percorso porta in strade più anonime e la fatica si fa sentire, una Stralugano è come una Stracaramagna (con tutto il rispetto per quella simpatica manifestazione).
Ogni volta che occhieggio il Garmin quest'ultimo mi informa che sto a 4.17
Ci sarà da fidarsi questa volta? A metà gara mi dico che devo fare qualcosa per aumentare l'andatura, ma mi sembra di essere già al limite, con un certo timore di perdere terreno. Al passaggio di metà gara sotto il gonfiabile, lungo Riva Vincenzo Vella, non è che abbia molto più da dare. Almeno, questa è l'impressione. Ma faccio finta di niente e continuo. Mi sembra, tra l'altro, di avere sempre il vento contro, come se una entità maligna (i keniani?) si diverta a spostarne la direzione ad ogni curva, solo per il gusto di ostacolarmi. Come la «nuvola di Fantozzi», che esista «il vento di fathersnake»? All'ultimo chilometro tiro fuori tutto quello che ho (ed il risultato è quello che si vede in foto). La mia trasferta Svizzera è servita ad realizzare un pb di 4.16
E' un tempo che buona parte di voi lettori del blog troverebbe ridicolo, ma per ottenerlo, credete, mi sono spremuto come un limone. Alla faccia dell'ernia.
54esimo su 431della mia categoria e 148esimo sui 1131 partecipanti alla 10km.
Con me il clan: Marco e Davide, che quando sono passato da casa loro a prenderli li ho già trovati a litigare e continueranno a litigare, con qualche pausa per respirare, fino a quando non li riporterò a casa, la morosa Lia e la mamma. In codesto clima di armonia e pace sono pronto ad affrontare la 10 chilometri "city"La Trentachilometri è appena partita e noi partecipanti alla più modesta «10k» ci sistemiamo ognuno nel proprio scaglione, a seconda dei tempi dichiarati in sede di iscrizione. Cerco il mio e lo trovo in testa alla colonna dei partecipanti. Per un attimo mi viene il dubbio di aver sbagliato a dichiarare la mia velocità. Poi realizzo che ogni scaglione comprende un insieme di runner piuttosto corposo. Ci sono quelli dei 3.30 al chilometro ma pure quelli dei 4.20 come me.
Che bella la partenza, in questa cornice festosa!
Cerco di rallentare, per poi crescere in progressione, ma è più forte di me. Come un fuscello in un fiume in piena, fluisco con la corrente. Il primo chilometro a 4.06 manco lo sento: ma è opera dell'adrenalina e dalla pura gioia di correre. Figuriamoci in una gara internazionale con pubblico numeroso che ti incita, maxischermo a lato della strada, speaker. Poi, però, bisogna fare i conti con la realtà di tempi che non sono ancora miei; però combatto con i denti per tenere bassa la media al chilometro. E quando il percorso porta in strade più anonime e la fatica si fa sentire, una Stralugano è come una Stracaramagna (con tutto il rispetto per quella simpatica manifestazione).
Ogni volta che occhieggio il Garmin quest'ultimo mi informa che sto a 4.17
Ci sarà da fidarsi questa volta? A metà gara mi dico che devo fare qualcosa per aumentare l'andatura, ma mi sembra di essere già al limite, con un certo timore di perdere terreno. Al passaggio di metà gara sotto il gonfiabile, lungo Riva Vincenzo Vella, non è che abbia molto più da dare. Almeno, questa è l'impressione. Ma faccio finta di niente e continuo. Mi sembra, tra l'altro, di avere sempre il vento contro, come se una entità maligna (i keniani?) si diverta a spostarne la direzione ad ogni curva, solo per il gusto di ostacolarmi. Come la «nuvola di Fantozzi», che esista «il vento di fathersnake»? All'ultimo chilometro tiro fuori tutto quello che ho (ed il risultato è quello che si vede in foto). La mia trasferta Svizzera è servita ad realizzare un pb di 4.16
E' un tempo che buona parte di voi lettori del blog troverebbe ridicolo, ma per ottenerlo, credete, mi sono spremuto come un limone. Alla faccia dell'ernia.
54esimo su 431della mia categoria e 148esimo sui 1131 partecipanti alla 10km.
E questa volta, lo dice il chip .-)
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| Come si vede, per nulla stanco... |
venerdì 24 settembre 2010
Fathersnake e la STRACARAMAGNA
Nell'attesa che qualche luminare, visto il referto della mia risonanza alla schiena, si pronunci con un lapidario «con quella schiena lei la corsa dovrebbe scordarsela», io corro.
Ieri, appunto, uscito da lavoro, mi sono sciroppato i 106 chilometri che separano Ivrea da Caramagna Piemonte, in provincia di Cuneo, per farmi trovare sulla linea di partenza della non competitiva «Stracaramagna».
Non posso dire di non essere stato condizionato dall' esito della RM. Mi ci sono recato infatti come se fosse l'ultima gara di Fathersnake (questo senso di precarietà da più valore alle cose) paventando fitte improvvise lancinanti e bloccanti nel corso della competizione. Arrivo trovando una massa di persone ancora assiepate davanti al tavolo delle iscrizioni. Dopo 5 minuti di attesa viene annunciato che i pettorali, causa successo inaspettato della manifestazione sono finiti: chi corre non pagherà iscrizione ma non avrà diritto al pacco gara. La notizia non mi preoccupa: abbandono la mia postazione e mi scaldo un pò.
Lo sparo, amplificato dagli edifici della piccola piazza Boetti risuona con un botto esagerato e tutti sussultano. Parto cauto, come se invece della colonna vertebrale mi ritrovassi una pila di piattini di ceramica firmati Richard Ginori.
Dieci minuti prima era partita la «camminata» i cui partecipanti presto verranno raggiunti e superati, con vari slalom, dai runner.
La mia corsa è fluida e priva di impedimenti dolorosi, tant'è che raggiungo la velocità di crociera di 4.17 al minuto e la mantengo. Nel frattempo sopraggiunge il buio e la poca illuminazione, specie nelle strade più isolate, complica le cose, Consideriamo poi che alcuni dei «camminatori», una volta raggiunti, (specialmente ragazzi) si mettono a correre, che la parte finale della gara consiste di più giri ubriacanti nelle stradine del paese, con vari incroci di podisti. Non perdo l'orientamento solo grazie al fatto che seguo davanti a me dei runner la cui andatura mi dice che sono in gara. Da qualche parte giunge un profumo di carne alla griglia e gli effluvi si faranno sentire per quasi tutti i 6,7 chilometri. Deve essere una grigliata di proporzioni pantagrueliche.
Al quinto chilometro pago un pò l'andatura allegra tenuta fino a quel momento e rallento a 4.22. Mi riprendo nell'ultimo chilometro, grazie al fatto che si tratta di gara piatta e tutta asfaltata, terminando ad un passo medio di 4.18.
C'è tempo per un pò di the ed un piattino di affettati prima di imboccare la via di casa.
La schiena non mi ha tradito, in corsa non lo fa mai.
Speriamo che sia così anche domenica, a Lugano.
Buona giornata.
Ieri, appunto, uscito da lavoro, mi sono sciroppato i 106 chilometri che separano Ivrea da Caramagna Piemonte, in provincia di Cuneo, per farmi trovare sulla linea di partenza della non competitiva «Stracaramagna».
Non posso dire di non essere stato condizionato dall' esito della RM. Mi ci sono recato infatti come se fosse l'ultima gara di Fathersnake (questo senso di precarietà da più valore alle cose) paventando fitte improvvise lancinanti e bloccanti nel corso della competizione. Arrivo trovando una massa di persone ancora assiepate davanti al tavolo delle iscrizioni. Dopo 5 minuti di attesa viene annunciato che i pettorali, causa successo inaspettato della manifestazione sono finiti: chi corre non pagherà iscrizione ma non avrà diritto al pacco gara. La notizia non mi preoccupa: abbandono la mia postazione e mi scaldo un pò.
Lo sparo, amplificato dagli edifici della piccola piazza Boetti risuona con un botto esagerato e tutti sussultano. Parto cauto, come se invece della colonna vertebrale mi ritrovassi una pila di piattini di ceramica firmati Richard Ginori.
Dieci minuti prima era partita la «camminata» i cui partecipanti presto verranno raggiunti e superati, con vari slalom, dai runner.
La mia corsa è fluida e priva di impedimenti dolorosi, tant'è che raggiungo la velocità di crociera di 4.17 al minuto e la mantengo. Nel frattempo sopraggiunge il buio e la poca illuminazione, specie nelle strade più isolate, complica le cose, Consideriamo poi che alcuni dei «camminatori», una volta raggiunti, (specialmente ragazzi) si mettono a correre, che la parte finale della gara consiste di più giri ubriacanti nelle stradine del paese, con vari incroci di podisti. Non perdo l'orientamento solo grazie al fatto che seguo davanti a me dei runner la cui andatura mi dice che sono in gara. Da qualche parte giunge un profumo di carne alla griglia e gli effluvi si faranno sentire per quasi tutti i 6,7 chilometri. Deve essere una grigliata di proporzioni pantagrueliche.
Al quinto chilometro pago un pò l'andatura allegra tenuta fino a quel momento e rallento a 4.22. Mi riprendo nell'ultimo chilometro, grazie al fatto che si tratta di gara piatta e tutta asfaltata, terminando ad un passo medio di 4.18.
C'è tempo per un pò di the ed un piattino di affettati prima di imboccare la via di casa.
La schiena non mi ha tradito, in corsa non lo fa mai.
Speriamo che sia così anche domenica, a Lugano.
Buona giornata.
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