FATHERSNAKE ON THE ROAD

Blog di corsa, ma non solo, di un runner per metà rocker e per metà podista.

venerdì 17 agosto 2012

Aspettando la 5 Laghi: "L'incubo di Father"

La 5Laghi è alle porte, occorre allenarsi!
Arrivati in Austria la videocamera smette di funzionare. Per nulla scoraggiati, continuiamo a girare servendoci di un telefonino e di un tablet, salvo le due scene finali.
Un saluto a tutti!

mercoledì 8 agosto 2012

Salassando con Father

Dopo la gara montana di Sparone cercavo una conferma al buono stato di forma di questi giorni, e l'ho avuta ieri, nella serale di Salassa.
Conoscendo la mia proverbiale idiosincrasia per il caldo durante le competizioni,  meraviglia sopratutto me stesso aver trovato una tale condizione proprio ad agosto.
Non sono miglioramenti che facciano gridare al miracolo, e il piazzamento di categoria, sopratutto su gare simili di un campionato UISP che non fa sconti è ancora lontano, ma è indubbio che il father di adesso sia più performante non solo di quello visto a inizio stagione, ma anche di due mesi fa.
Il cambiamento riguarda anche gli allenamenti, in cui realizzo senza problemi i tempi stabiliti dalla tabella, mentre fino a non molto tempo fa dovevo faticare anche per stare dentro i tempi della corsa lenta. Merito
di una molteplicità di cause, tra cui la diminuzione di peso, l'adozione di un diverso modo di correre (inteso come postura e appoggio dei piedi sul suolo) e infine di una maggior focalizzazione mentale, condizione favorita dal fatto che è periodo di quasi totale vacanza dai concerti. A Salassa si è ripetuto il copione di domenica. Sono partito in posizione defilata e poi, su tracciato di 8 km circa, nei due giri tra sentieri campestri e strade di paese ho realizzato una cavalcata senza strappi fatta di sorpassi continui, senza subirne alcuno, nutrendo il lecito dubbio che su una lunghezza maggiore avrei potuto guadagnare altre posizioni.

La corsa, che avevo semi-abbandonato, preso da interessi musicali, mi ha chiamato nuovamente a sé.
Ed ecco quindi che, tra i progetti futuri, prende imperiosamente corpo l'idea di partecipare alla  5Laghi di Ivrea, impegnativa gran fondo di 24,3 km.

lunedì 30 luglio 2012

Fathersnake, la gara che non ti aspetti e l'illuminazione.

 Torno al blog dopo un sacco di tempo, ahimè. Tante gare sono passate sotto i ponti, la maggior parte delle quali poco degne di nota, tanto poco che scriverne mi avrebbe persino depresso.
Concentrato sopratutto sulla musica, in questo periodo gli allenamenti si sono progressivamente trasformati da mezzo per preparare competizioni a mero strumento per rimanere in forma.
Vale la pena scrivere invece della gara di ieri, a Sparone. Dopo tanto tempo, tutto ha funzionato alla perfezione. Le gambe c'erano, la voglia tornata quella di un tempo, la concentrazione pure. E dire che avevo deciso di parteciparvi soltanto sabato. La gara di Sparone, infatti, facente parte del campionato UISP canavesano, aveva prevalso sulla "Camminata alpina" di Tricerro (9 km interamente pianeggianti tra le risaie) solo perché più vicina e con un orario tale da evitare a me e Lia la solita levataccia del "chi ce l’ha fatto fare?".
Sapevo che il percorso mi avrebbe messo di fronte ad un’ascesa severa, di tre km, per poi farmi scendere in picchiata all'arrivo. Conoscendo le mie caratteristiche, mi ero proposto di tenere il più possibile in salita, perché in discesa avrei potuto recuperare, come al solito. Sin dalle prime battute, incolonnato come tutti gli altri su un sentiero che è in pratica una scala, impossibile da correre, mi scopro carico di energia e passo la prima parte impegnato in sorpassi sfruttando ogni ansa del percorso. La testa, oggi, è diversa. Davanti a me, a poche decine di metri, scorgo compagni di squadra che normalmente s’involano subito dopo la partenza. Stiamo salendo alla stessa velocità. Questo, naturalmente, mi galvanizza e mi regala nuove energie. Ce la posso fare, mi ripeto, anche se i km, camminando, non passano mai. Grondo sudore come pioggia. L'ascesa termina dopo soli 2 km.  In quel momento lo "sconto" mi rende felice. Si passa accanto ad un santuario, e s’inizia a scendere. La discesa non è per niente un problema, neppure nei passaggi tecnici in mezzo al bosco. Supero parecchi concorrenti, uno dei quali, mente lo supero, mi chiede "Come fate a scendere così forte?". Non so che dirgli, sollevo le braccia, poi gli grido: "Mah...per istinto", mentre mi allontano balzando da masso a masso.
Supero altri sparsi gruppetti ed infine l'arrivo al traguardo, al 55esimo posto su 109 concorrenti, decimo di categoria, posizione da me mai raggiunta in tutte le gare UISP disputate, mi vede finalmente sorridente e soddisfatto, ed anche leggermente incredulo.
Non è tanto la posizione in classifica a meravigliarmi, non da urlo in senso assoluto quanto il deciso miglioramento della condizione fisica e mentale.
Bisogna considerare, pure, che avevo alle spalle otto giorni di stop completo (in Portogallo, durante le vacanze, le scarpe le avevo portate, ma mai indossate), esclusi tre risicati allenamenti nei giorni immediatamente precedenti.
Però, proprio durante uno di questi ultimi allenamenti ho avuto un barlume, un frammento di illuminazione podistica. Questa:
Non devo cercare la velocità FUORI da me; non è qualcosa da raggiungere.
La velocità che cerco e' già in me, occorre invece TIRARLA FUORI.
Si tratta di vedere le cose da un diverso punto di vista, di adottare un diverso abito mentale .
Vi lascio a riflettere :-)

Un saluto!








lunedì 23 aprile 2012

Fathersnake contro i Valdostani (9°Corsa di San Giorgio, Hone)

Ho sempre rimediato solenni bastonate sportive tutte le volte che, nei due anni precedenti, mi sono avventurato in Valle d'Aosta per partecipare a qualche gara del campionato locale. Sono tosti, i valligiani, quando si tratta di  sci, ciclismo o podismo.
Questo non mi ha impedito, sabato scorso, seguendo il solito criterio di scelta gare in base alla vicinanza geografica, di prendere parte ad Hone alla 9° edizione della "Corsa di San Giorgio". Tracciato ignoto; sapevo soltanto fosse gara mista, con erta finale (in Valle non esistono gare senza erte).
Però, dopo aver preso parte a due freschi trail montani, l'ultimo dei quali "Nata Libera" a Sala Biellese, veramente tosto, non poteva spaventarmi alcuna salita, sopratutto in un percorso di neppure 7km (6,7, per la precisione).
Lo sparo ci scaraventava in avanti a velocità sostenuta, facilitata da una leggera discesa. Memore di tante partenze irruente pagate a caro prezzo, frenavo l'impeto cercando di trovare un ritmo consono e sopportabile, che mantenevo senza troppi patemi per quasi tutta la gara.
Due km a 4:08, altri due in sterrato a  4:34, poi un progressiva ascesa, blanda fino al 5° km.
Supero per la prima volta  un rivale che di solito arriva parecchio prima di me e la cosa non può che darmi soddisfazione e stimolo. Da lì in poi ecco che parte una rampa di 800 metri (percorsa ad un passo medio di 8' al km circa, ed è tutto dire) che è quasi una scala. Correre lo trovo impossibile. Mi giro ed il rivale è lì, proprio dietro. In vetta vorrei tanto fermarmi a respirare, ma invece dò ancora gas, perchè poi c'è solo discesa a capofitto tra le case del borgo, ed infine il traguardo. Il rivale si fa sotto e mi supera proprio alla fine della salita, e nonostante la discesa non mi faccia paura, non riesco a riprenderlo, arrivando pochi secondi dopo.

La classifica mi vede al 77esimo posto su 139. Non certo un trionfo, però si tratta della mia  miglior prestazione in terra valdostana e questo per me è già motivo di soddisfazione.
Un saluto.

Non avendo ancora la nuova divisa della podistica Leinì, mi arrangio come posso.

mercoledì 18 aprile 2012

Vivicitto pure io.


Di ritorno nelle prime ore della mattinata (o nelle ultime della nottata prima, fate voi) da un concerto ad Asti la levataccia per partecipare all'edizione torinese di VIVICITTA' questa volta è meno levataccia del solito, poiché la partenza sarà data alle 10.30, dandomi almeno il tempo di realizzare chi sia e cosa stia facendo lì dove sono.
Mi accompagna Lia.
Indosso una leggera tela cerata di un giallo canarino al limite della fosforescenza che mi fa distinguere a colpo sicuro tra i 757 partenti, insieme con un cappellino bianco dalla consistenza di un uovo alla coque.
Piove leggermente, come nell’edizione di due anni fa.
Al tavolo delle iscrizioni scopro con meraviglia, nell’ordine,  che:
1) la tessera UISP scade ogni anno
2) la mia tessera UISP è scaduta
Prontamente estraggo la tessera fidal Happy Runner, sentendomi come un truffatore che estragga dal portafogli una serie di carte di credito rubate, fino a che non trova quella da cui poter spillare soldi.
Non mi è accettata perché manca una fantomatica “striscia” su di essa.
Mi è suggerito allora di iscrivermi alla non agonistica di 3 km, proseguendo per tutti i dodici dell’agonistica, con il risultato che non comparirò in classifica; differenza di scarso rilievo con i tempi che in questo periodo sto realizzando.
Parto rilassato (perché, in effetti, sono rilassato) e i primi km passano tranquilli tra una pozzanghera e l’altra. Corro bene fluido, e senza troppo penare. Al primo passaggio sotto il gonfiabile, dopo un primo giro corto, scorgo Lia tra la folla e la raggiungo per scoccarle un bacio, rischiando la testata.
Verso metà gara decido di gettare finalmente un’occhiata al garmin e con disappunto scopro di aver tenuto fin lì un passo medio di 4’34. Fosse una mezza, potrebbe anche andare, ma per una gara di 12 km è un po’ poco. Pizzico di delusione, ma faccio buon viso a cattivo gioco proponendomi di limare qualcosa nel finale, cosa che però non mi riuscirà.
Più o meno lo stesso tempo medio dello scorso anno (considerato in un post come una vera e propria debacle podistica) ma con sensazioni diverse: in quell’occasione ero arrivato stremato e al limite,complice anche il caldo, mentre quest’anno ho realizzato un progressivo quasi perfetto, con una certa dose di energia ancora a disposizione. Da quella gara ne ero uscito pessimista, da questa ottimista.
Termino intorno alla 340esima posizione.
Lungo su WII in previsione della mezza di Topolinia.
In questi ultimi giorni sembra che le gambe, ma forse soprattutto la testa, si stiano risvegliando dal torpore. Vedremo che ne uscirà.
Un saluto.